La Cina non ama Internet e soprattutto i blogger, o meglio il Governo cinese non ha una grande affinità con tutto il mondo Web. Dopo la decisione di limitare le aperture degli Internet Cafè e le accuse rivolte alla Rete di causare disturbi comportamentali nei giovani cinesi, giungono nuove notizie. La Cina infatti ha deciso di intensificare i controlli verso i blog, usati principalmente per dichiarare il proprio dissenso verso i politici. L’annuncio, riportato dal ‘Beijing Morning Post’, arriva direttamente dall’autorità che amministra la censura del paese. La decisione è stata presa, secondo il direttore dell’ Amministrazione Generale della Stampa Cinese e la Publication, Long Xinmin, per regolarizzare la crescente comunità di bloggers. “Dobbiamo riconoscere che in un’era dove la Rete si sta sviluppando a ritmi vertiginosi, la supervisione del governo e le misure di controllo richiedono nuovi test”, ha dichiarato Long, aggiungendo subito dopo che non sarà commessa nessuna violazione della libertà di espressione dei cittadini. Non è ancora chiaro come sarà possibile intensificare la censura, proteggendo la libertà di espressione dei cittadini, come afferma Long Xinmin. La misura non è stata ancora adottata, ma i blogger cinesi hanno espresso il loro scetticismo al riguardo: essi sono preoccupati dalle conseguenze che  ulteriori restrizioni  potrebbero comportare in un paese dove il sistema di censura è uno dei più attivi e rigidi del mondo. Ad esempio, lo scorso anno il Ministero dell’Informazione Cinese ha stabilito delle regole sul contenuto delle notizie pubblicate su Internet che, secondo gli analisti, avevano l’obiettivo di estendere la regolamentazione sulla stampa autorizzata ai blog ed ai siti di notizie on line. 

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E’ di 5 frustate la punizione inflitta a chi viene sorpreso all’interno di un cinema nelle regioni somale controllate dalle Corti islamiche. A stabilirlo sono stati i miliziani islamici della città di Merca, 100 km a sud di Mogadiscio, che due giorni fa nel corso di una ronda hanno trovato e arrestato più di 100 persone che guardavano un film indiano.
Secondo quanto riporta il giornale arabo al-Sharq al-Awsat, tra gli spettatori vi erano anche molte donne e bambini. Tutti arrestati. Secondo quanto riferisce il capo delle Corti di Merca, Nuri Ali Farah, prima di rimettere in libertà i 100 spettatori è stata inflitta a ognuno di loro una punizione che consiste in 5 frustate.

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La Camera bassa del Parlamento pakistano ha approvato una legge sullo stupro e l’adulterio: da adesso questi reati verranno giudicati secondo il Codice penale e non più in base alla legge islamica.
“E’ una legge storica – ha detto il premier Shaukat Aziz – che dà diritti alle donne”.
Secondo la vecchia legge, una donna per provare di essere stata stuprata doveva portare in tribunale quattro testimoni maschi e musulmani che avessero assistito alla violenza. I parlamentari islamisti hanno protestato duramente e lasciato l’aula al momento del voto.
“Questa legge incoraggerà il sesso libero”, ha detto un leader islamico.

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Cartina SudanLa decisione della Cina di invitare il presidente del Sudan, Omar Hassan al Bashir, al summit con i paesi africani ha provocato le critiche da parte dei sostenitori internazionali dei diritti umani e da parte di uno dei maggiori siti africani di news, ossia  Afrique Centrale.
I critici accusano Pechino di passare sopra allo scarso rispetto dei diritti umani di alcuni governi africani nella sua ricerca d’approvigionamento di petrolio, di altre materie prime e di mercati per i prodotti cinesi
Stesso trattamento ha ricevuto l’invito di Pechino al leader dello Zimbabwe, Robert Mugabe, il cui governo è accusato di massicce violazioni dei diritti umani.
Il governo sudanese è accusato di dare supporto alle milizie che hanno ucciso decine di migliaia di persone, distrutto villaggi, e commesso innumerevoli stupri nel Darfur, nel sud del Paese.
Bashir, il dittatore sudanese, non solo ha negato ogni addebito, ma anche manipolato i dati dei morti del conflitto nel Darfur, affermando che i morti sarebbero stati solo 10.000, mentre i dati ufficiali parlano di 200.000. Sempre Bashir ha riaffermato il suo no al permettere l’accesso di truppe ONU nel Darfur. Questo perchè a suo avviso le truppe ONU creerebbero solo la medesima situazione d’instabilità presente in Irak.
La Cina dal canto suo dice che appoggerà un’eventuale risoluzione ONU sull’invio di truppe solo se il Sudan sarà daccordo. Nello stesso tempo sempre la Cina, per evitare le critiche intrnazionali dovute a questi contatti diplomatici con Bashir, lo sta spingendo a cercare una soluzione diplomatica della crisi del Darfur.
Liu Jianchao, portavoce del ministero degli esteri cinese, ha spiegato il perchè Pechino giustifica gli inviti a Bashir e Mugabe per partecipare al summit. Liu ha affermato che Pechino non prova alcuna vergogna di ciò, i quanto gli sforzi cinesi sono mirati al portare pace, sviluppo e prosperità in Africa.
La Cina per tradizione tende ad una politica di non interferenza negli affari delle altre nazioni, una posizione che Human Rights Watch, uno dei maggiori gruppi sostenitori dei diritti umani, ha paragonato al rimanere del tutto indifferenti ai genocidi mentre questi accadono.

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