La Cina non ama Internet e soprattutto i blogger, o meglio il Governo cinese non ha una grande affinità con tutto il mondo Web. Dopo la decisione di limitare le aperture degli Internet Cafè e le accuse rivolte alla Rete di causare disturbi comportamentali nei giovani cinesi, giungono nuove notizie. La Cina infatti ha deciso di intensificare i controlli verso i blog, usati principalmente per dichiarare il proprio dissenso verso i politici. L’annuncio, riportato dal ‘Beijing Morning Post’, arriva direttamente dall’autorità che amministra la censura del paese. La decisione è stata presa, secondo il direttore dell’ Amministrazione Generale della Stampa Cinese e la Publication, Long Xinmin, per regolarizzare la crescente comunità di bloggers. “Dobbiamo riconoscere che in un’era dove la Rete si sta sviluppando a ritmi vertiginosi, la supervisione del governo e le misure di controllo richiedono nuovi test”, ha dichiarato Long, aggiungendo subito dopo che non sarà commessa nessuna violazione della libertà di espressione dei cittadini. Non è ancora chiaro come sarà possibile intensificare la censura, proteggendo la libertà di espressione dei cittadini, come afferma Long Xinmin. La misura non è stata ancora adottata, ma i blogger cinesi hanno espresso il loro scetticismo al riguardo: essi sono preoccupati dalle conseguenze che  ulteriori restrizioni  potrebbero comportare in un paese dove il sistema di censura è uno dei più attivi e rigidi del mondo. Ad esempio, lo scorso anno il Ministero dell’Informazione Cinese ha stabilito delle regole sul contenuto delle notizie pubblicate su Internet che, secondo gli analisti, avevano l’obiettivo di estendere la regolamentazione sulla stampa autorizzata ai blog ed ai siti di notizie on line. 

La Cina ha provato un cannone laser antisatellite contro un satellite spia statunitense, anche se senza provocare danni, perché si trattava solo di un esperimento. Tuttavia il Pentagono è convinto che tra qualche anno Pechino sarà in grado di attaccare i satelliti americani in orbita utilizzando armi antisatellite (Asat) di vario tipo, inclusi laser basati a terra.
La scoperta è stata effettuata dai «controllori» dei satelliti supersegreti statunitensi che siedono nei centri di controllo dell’Nro, il National reconnaissance office. Inizialmente si pensava si trattasse solo di una anomalia di funzionamento temporanea, può capitare, poi si è capito che stranamente la perdita di capacità si verificava quando i satelliti passavano sulla Cina. Analizzando i dati si è scoperto che i cinesi hanno condotto esperimenti sparando raggi laser a bassa potenza in più occasioni e nel corso di alcuni anni. Si è anche riusciti a determinare la posizione del sito dove si trova il cannone.
Un cannone laser non è in grado di distruggere o «friggere» uno di questi enormi satelliti, ma potrebbe degradarne le capacità in modo più o permanente.
Gli Stati Uniti hanno condotto a loro volta programmi di ricerca su armi laser anti-satellite e nel 1997 hanno colpito uno dei loro satelliti a una quota di oltre 400 chilometri per verificare le capacità offensive e la possibilità di sviluppare opportune contromisure.
La Russia dal canto suo aveva realizzato al culmine della guerra fredda armi laser antisatellite ed è possibile che una parte di questa tecnologia sia stata trasferita a Pechino.
A essere esposti sono i satelliti spia ottici della serie «Keyhole» in orbita bassa e forse anche i «Lacrosse» dotati di sensori radar.
Dato che la macchina militare statunitense fa sempre più affidamento sui satelliti da osservazione non solo a fini di intelligence strategica, ma anche per condurre operazioni militari, sono state varate diverse iniziative per assicurare la sopravvivenza dei satelliti spia in caso di attacco. Gli Usa in particolare stanno mettendo a punto sensori satellitari sempre più sofisticati e in grado si sopportare attacchi con raggi di luce concentrati subendo solo un accecamento parziale e temporaneo.
E la guerra per il dominio dello spazio continua.

Fonte: www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=132645

Articolo pubblicato anche in: La Mia Notizia – Citizen Journalism in Italy

struzzo2.jpgLa Cina ha respinto un report scientifico secondo cui i ricercatori avrebbero individuato un nuovo ceppo dell’influenza aviaria. Giovedì a Pechino il ministro dell’agricoltura ha riferito delle argomentazioni sostenute da esperti sanitari degli USA e di Hong Kong, affermando che il report è privo di fondamento.
Un nuovo studio pubblicato di recente dalla US National Academy of Sciences afferma che questo nuovo ceppo dell’influenza aviaria è stato scoperto nel sud della Cina, nella provincia di Fujian. Gli autori di tale studio dicono che questo ceppo non solo è la forma dominante dell’influenza aviaria, ma che si sarebbe già diffuso a Hong Kong, in Laos, Malaysia e Tailandia. Il timore è che possa iniziare una nuova ondata di influenza.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che la Cina fin dal 2004 non condivide più campioni del virus aviario con la comunità internazionale.
Il virus H5N1, dimostratosi mortale per l’uomo, di base infetta i polli, ma le autorità della sanità pubblica hanno lungamente messo in evidenza che un ulteriore mutazione o alterazione della struttura del virus potrebbe generare un ceppo che si diffonderebbe facilmente da uomo a uomo, e questo genera il timore di una pandemia mondiale.
Il ceppo H5N1 apparve per la prima volta nel 1997 a Hong Kong negli allevamenti di polli, ma il rapido intervento delle autorità pubbliche limitarono la diffusione del virus. Lo stesso ceppo mortale riapparve in Cina tre anni orsono e iniziò a diffondersi anche in altre nazioni asiatiche.
Da allora nel mondo sono morte circa 150 persone a causa dell’influenza aviaria; gran parte di esse hanno contratto il virus da uccelli morti o malati.

Articolo pubblicato anche in: La Mia Notizia – Citizen Journalism in Italy

Cartina SudanLa decisione della Cina di invitare il presidente del Sudan, Omar Hassan al Bashir, al summit con i paesi africani ha provocato le critiche da parte dei sostenitori internazionali dei diritti umani e da parte di uno dei maggiori siti africani di news, ossia  Afrique Centrale.
I critici accusano Pechino di passare sopra allo scarso rispetto dei diritti umani di alcuni governi africani nella sua ricerca d’approvigionamento di petrolio, di altre materie prime e di mercati per i prodotti cinesi
Stesso trattamento ha ricevuto l’invito di Pechino al leader dello Zimbabwe, Robert Mugabe, il cui governo è accusato di massicce violazioni dei diritti umani.
Il governo sudanese è accusato di dare supporto alle milizie che hanno ucciso decine di migliaia di persone, distrutto villaggi, e commesso innumerevoli stupri nel Darfur, nel sud del Paese.
Bashir, il dittatore sudanese, non solo ha negato ogni addebito, ma anche manipolato i dati dei morti del conflitto nel Darfur, affermando che i morti sarebbero stati solo 10.000, mentre i dati ufficiali parlano di 200.000. Sempre Bashir ha riaffermato il suo no al permettere l’accesso di truppe ONU nel Darfur. Questo perchè a suo avviso le truppe ONU creerebbero solo la medesima situazione d’instabilità presente in Irak.
La Cina dal canto suo dice che appoggerà un’eventuale risoluzione ONU sull’invio di truppe solo se il Sudan sarà daccordo. Nello stesso tempo sempre la Cina, per evitare le critiche intrnazionali dovute a questi contatti diplomatici con Bashir, lo sta spingendo a cercare una soluzione diplomatica della crisi del Darfur.
Liu Jianchao, portavoce del ministero degli esteri cinese, ha spiegato il perchè Pechino giustifica gli inviti a Bashir e Mugabe per partecipare al summit. Liu ha affermato che Pechino non prova alcuna vergogna di ciò, i quanto gli sforzi cinesi sono mirati al portare pace, sviluppo e prosperità in Africa.
La Cina per tradizione tende ad una politica di non interferenza negli affari delle altre nazioni, una posizione che Human Rights Watch, uno dei maggiori gruppi sostenitori dei diritti umani, ha paragonato al rimanere del tutto indifferenti ai genocidi mentre questi accadono.

Articolo pubblicato anche in La Mia Notizia – Citizen Journalism in Italy

Cina, lavoro minorile

4 novembre, 2006

Lavoro minorile: piccola fruttivendola ambulante in Cina.

bambinicina01.jpg