Tre cittadini bulgari di religione islamica, Ali Hairaddin, Aniola Dimova e Mustafa Redzhep, sono stati arrestati lo scorso 20 febbraio dagli agenti delle forze speciali della polizia bulgara. I tre sono stati accusati (insieme a una quarta persona, Milena Genkova), di diffondere attraverso internet l’ideologia dello wahhabismo e dello jihadismo, con l’obiettivo di sovvertire l’ordine sociale e costituzionale dello stato bulgaro e di creare un nuovo califfato basato sulla Sharia, la legge islamica. Hairaddin, Redzhep e la Dimova fanno parte dell’Unione dei Musulmani di Bulgaria, una Ong creata nel 2006 e diretta proprio da Ali Hairaddin, 51 anni, laureato in teologia islamica ed ex mufti della moschea di Sofia. Due siti internet, www.islam-bg.net e www.islam.qa.com sono stati al tempo stesso soppressi su indicazione delle forze dell’ordine. Gli accusati sono stati poi rilasciati il 22 febbraio dopo aver pagato una cauzione di 1000 leva (500 euro).

rafsanjaniUn magistrato argentino ha emesso ieri un mandato internazionale d’arresto a carico dell’ex presidente iraniano Akbar Hashemi Rafsnajani e di altri otto alti dirigenti iraniani accusati per l’attentato del 18 luglio 1994 contro la sede di Buenos Aires di un’associazione ebraica di mutuo soccorso (Amia) e in cui morirono 85 persone e altre 300 rimasero ferite. Il magistrato Rodolfo Canicoba Corral ha chiesto al governo di Teheran, così come all’Interpol, la consegna dell’ex presidente che deve rispondere dell’accusa di crimini contro l’umanità.
Gli inquirenti argentini dopo una lunga indagine alla fine di ottobre conclusero che la decisione di colpire il centro ebraico fu presa nel 1993 al massimo livello dell’allora esecutivo di Teheran, che commissionò l’operazione al movimento sciita libanese Hezbollah.
Per quell’azione terroristica, la più grave mai compiuta in Argentina, non era mai stata emessa un’incriminazione, sebbene da tempo i legali dell’Amia indicassero la pista che portava a Hezbollah. Poi la svolta, nel novembre delle scorso anno, quando un magistrato argentino accusò un componente delle milizie sciite, Ibrahim Hussein Berro, di avere compiuto l’attentato. Hezbollah respinse le accuse, così come il regime di Teheran, da sempre sponsor del movimento sciita libanese.
In passato i governi che si sono succeduti a Buenos Aires sono stati spesso accusati di ostacolare il lavoro degli inquirenti. Poi, con l’insediamento dell’attuale presidente della Repubblica Nestor Kirchner, la situazione è cambiata: il capo dello Stato ha parlato di “gravi inadempienze nella giustizia” e ha esortato i giudici a impegnarsi nella soluzione del caso.

Articolo pubblicato anche in: La Mia Notizia – Citizen Journalism in Italy

Questa clip tratta dal documentario “Why we fight” della BBC (televisione inglese) racconta di come il PNAC (Project for a New American Centrury) creò menzogne e fantasie dopo l’11 Settembre per giustificare i piani (pre 11/9) d’invasione di Afghanistan e Irak.