La Cina non ama Internet e soprattutto i blogger, o meglio il Governo cinese non ha una grande affinità con tutto il mondo Web. Dopo la decisione di limitare le aperture degli Internet Cafè e le accuse rivolte alla Rete di causare disturbi comportamentali nei giovani cinesi, giungono nuove notizie. La Cina infatti ha deciso di intensificare i controlli verso i blog, usati principalmente per dichiarare il proprio dissenso verso i politici. L’annuncio, riportato dal ‘Beijing Morning Post’, arriva direttamente dall’autorità che amministra la censura del paese. La decisione è stata presa, secondo il direttore dell’ Amministrazione Generale della Stampa Cinese e la Publication, Long Xinmin, per regolarizzare la crescente comunità di bloggers. “Dobbiamo riconoscere che in un’era dove la Rete si sta sviluppando a ritmi vertiginosi, la supervisione del governo e le misure di controllo richiedono nuovi test”, ha dichiarato Long, aggiungendo subito dopo che non sarà commessa nessuna violazione della libertà di espressione dei cittadini. Non è ancora chiaro come sarà possibile intensificare la censura, proteggendo la libertà di espressione dei cittadini, come afferma Long Xinmin. La misura non è stata ancora adottata, ma i blogger cinesi hanno espresso il loro scetticismo al riguardo: essi sono preoccupati dalle conseguenze che  ulteriori restrizioni  potrebbero comportare in un paese dove il sistema di censura è uno dei più attivi e rigidi del mondo. Ad esempio, lo scorso anno il Ministero dell’Informazione Cinese ha stabilito delle regole sul contenuto delle notizie pubblicate su Internet che, secondo gli analisti, avevano l’obiettivo di estendere la regolamentazione sulla stampa autorizzata ai blog ed ai siti di notizie on line. 

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Tre cittadini bulgari di religione islamica, Ali Hairaddin, Aniola Dimova e Mustafa Redzhep, sono stati arrestati lo scorso 20 febbraio dagli agenti delle forze speciali della polizia bulgara. I tre sono stati accusati (insieme a una quarta persona, Milena Genkova), di diffondere attraverso internet l’ideologia dello wahhabismo e dello jihadismo, con l’obiettivo di sovvertire l’ordine sociale e costituzionale dello stato bulgaro e di creare un nuovo califfato basato sulla Sharia, la legge islamica. Hairaddin, Redzhep e la Dimova fanno parte dell’Unione dei Musulmani di Bulgaria, una Ong creata nel 2006 e diretta proprio da Ali Hairaddin, 51 anni, laureato in teologia islamica ed ex mufti della moschea di Sofia. Due siti internet, www.islam-bg.net e www.islam.qa.com sono stati al tempo stesso soppressi su indicazione delle forze dell’ordine. Gli accusati sono stati poi rilasciati il 22 febbraio dopo aver pagato una cauzione di 1000 leva (500 euro).

Nel mondo del giornalismo multimediale le notizie via sms possono sembrare una roba vecchia, se non superata. Ma ci sono contesti nei quali le notizie da 160 caratteri spazi compresi fanno la differenza tra la libertà di informazione e la repressione. Succede in Zimbabwe, Paese africano che il vecchio presidente Robert Mugabe continua a governare come un feudo mettendo al bando testate e giornalisti. Tra le vittime della repressione c’è anche una radio, i cui giornalisti sono stati espulsi e che continua a trasmettere sulle onde corte e a informare sul suo sito web. Grazie alla tecnologia cinese, tuttavia, Mugabe riesce a rendere difficilmente comprensibili le trasmissioni mentre controlla strettamente gli internet provider del Paese, che sono costretti a fornire ai servizi segreti i log della posta dei cittadini. Gli sms però viaggiano — ancora — liberi. Lo ha raccontato Gerry Jackson, fondatrice di SW Radio Africa, a un recente convegno sulla libertà di stampa tenutosi a Parigi. Siccome il diavolo fa le pentole, ma difficilmente i coperchi, la Jackson racconta che gli intercettatori di segnali radio non lavorano i weekend e che dunque sabato e domenica le trasmissioni di SW Radio Africa possono essere regolarmente ricevute.

Gary Marx, corrispondente americano del quotidiano ‘Chicago Tribune’ e César Gonzáles-Calero, corrispondente spagnolo del giornale messicano ‘El Universal’, hanno visto ritirare il loro accredito e dovranno lasciare l’isola. Inoltre, il corrispondente della BBC,  Stephen Gibbs, ha visto rifiutarsi il visto di entrata. Corrispondente a Cuba dal 2002, Gary Marx ha visto ritirare il suo accredito con la motivazione che i suoi articoli sono stati giudicati «troppo negativi». Le autorità gli hanno fatto sapere che da troppo tempo dimorava sull’isola e gli hanno concesso 90 giorni prima di dover lasciare Cuba con la sua famiglia. Marx era uno dei pochi corrispondenti americani a vivere a L’Avana. Gonzáles-Calero, che viveva a Cuba dall’aprile 2003, ha visto ritirare l’accredito con la motivazione che il suo modo di analizzare la situazione cubana non era più gradita dal governo.
(Fonte: Reporters sans frontières)

Venerdì 24 novembre per tre bambini è stato il giorno più grottesco della loro vita. Erano arrivati in Italia giorni prima, in quattro, da un paese, l’Iraq, che i politici continuano a definire fuori controllo, per sottoporsi al Sant’ Orsola di Bologna a un’operazione chirurgica. I medici li hanno operati per una malformazione congenita al cuore, salvandone tre da morte certa, il quarto, purtroppo, non c’è la fatta. È un insieme di parole che colpisce, “morte certa”, ma per chi vive in un ambiente come quello irakeno non è nulla di più che abitudine, quanto ci si aspetta. Lì, la morte, ha una certa frequenza, e va parecchio al di là della percezione che ne abbiamo. Una volta operati dunque, l’Italia e gli italiani hanno concluso il loro dovere, tutti moralmente felici di vederli ripartire un venerdì mattina, con la consapevolezza d’aver corretto l’errore commesso dalla natura quando ha deciso di modificare alla nascita il battito del loro piccolo cuore. Così da Bologna, fino a Milano-Linate, poi su un aereo militare e infine ecco dall’alto l’Iraq, sotto i piedi la loro terra, e chissà se quei loro occhi stanchi si sono illuminati riconoscendo il luogo da cui sono venuti al mondo. Quale è stato il loro giorno dopo? Dobbiamo riflettere su tale bizzarria, pensarci bene. Ospitiamo bambini, li strappiamo alla morte per poi riportarli proprio dove essa regna con l’allucinante media dei 100 decessi al giorno. Io li immagino così, salvi dal loro cuore mentre crepano per un’esplosione.

Fonte: Andrea Spartaco in Lamianotizia.com

E’ di 5 frustate la punizione inflitta a chi viene sorpreso all’interno di un cinema nelle regioni somale controllate dalle Corti islamiche. A stabilirlo sono stati i miliziani islamici della città di Merca, 100 km a sud di Mogadiscio, che due giorni fa nel corso di una ronda hanno trovato e arrestato più di 100 persone che guardavano un film indiano.
Secondo quanto riporta il giornale arabo al-Sharq al-Awsat, tra gli spettatori vi erano anche molte donne e bambini. Tutti arrestati. Secondo quanto riferisce il capo delle Corti di Merca, Nuri Ali Farah, prima di rimettere in libertà i 100 spettatori è stata inflitta a ognuno di loro una punizione che consiste in 5 frustate.

Articolo pubblicato anche in: La Mia Notizia – Citizen Journalism in Italy

eweda.jpgNadia Eweda, l’addetta della British Airways ai check-in di Londra, ha perso il ricorso contro la compagnia aerea che in ottobre le aveva proibito di indossare una collanina con crocifisso sul posto di lavoro.
La British Airways vieta l’esibizione di simboli religiosi in presenza di clienti, fatta eccezione per turbante e velo islamico.
Alla Eweda è stata ora offerta una mansione in cui non deve interagire con i passeggeri né indossare un’uniforme.

Articolo pubblicato anche in: La Mia Notizia – Citizen Journalism in Italy