La Cina non ama Internet e soprattutto i blogger, o meglio il Governo cinese non ha una grande affinità con tutto il mondo Web. Dopo la decisione di limitare le aperture degli Internet Cafè e le accuse rivolte alla Rete di causare disturbi comportamentali nei giovani cinesi, giungono nuove notizie. La Cina infatti ha deciso di intensificare i controlli verso i blog, usati principalmente per dichiarare il proprio dissenso verso i politici. L’annuncio, riportato dal ‘Beijing Morning Post’, arriva direttamente dall’autorità che amministra la censura del paese. La decisione è stata presa, secondo il direttore dell’ Amministrazione Generale della Stampa Cinese e la Publication, Long Xinmin, per regolarizzare la crescente comunità di bloggers. “Dobbiamo riconoscere che in un’era dove la Rete si sta sviluppando a ritmi vertiginosi, la supervisione del governo e le misure di controllo richiedono nuovi test”, ha dichiarato Long, aggiungendo subito dopo che non sarà commessa nessuna violazione della libertà di espressione dei cittadini. Non è ancora chiaro come sarà possibile intensificare la censura, proteggendo la libertà di espressione dei cittadini, come afferma Long Xinmin. La misura non è stata ancora adottata, ma i blogger cinesi hanno espresso il loro scetticismo al riguardo: essi sono preoccupati dalle conseguenze che  ulteriori restrizioni  potrebbero comportare in un paese dove il sistema di censura è uno dei più attivi e rigidi del mondo. Ad esempio, lo scorso anno il Ministero dell’Informazione Cinese ha stabilito delle regole sul contenuto delle notizie pubblicate su Internet che, secondo gli analisti, avevano l’obiettivo di estendere la regolamentazione sulla stampa autorizzata ai blog ed ai siti di notizie on line. 

Nel mondo del giornalismo multimediale le notizie via sms possono sembrare una roba vecchia, se non superata. Ma ci sono contesti nei quali le notizie da 160 caratteri spazi compresi fanno la differenza tra la libertà di informazione e la repressione. Succede in Zimbabwe, Paese africano che il vecchio presidente Robert Mugabe continua a governare come un feudo mettendo al bando testate e giornalisti. Tra le vittime della repressione c’è anche una radio, i cui giornalisti sono stati espulsi e che continua a trasmettere sulle onde corte e a informare sul suo sito web. Grazie alla tecnologia cinese, tuttavia, Mugabe riesce a rendere difficilmente comprensibili le trasmissioni mentre controlla strettamente gli internet provider del Paese, che sono costretti a fornire ai servizi segreti i log della posta dei cittadini. Gli sms però viaggiano — ancora — liberi. Lo ha raccontato Gerry Jackson, fondatrice di SW Radio Africa, a un recente convegno sulla libertà di stampa tenutosi a Parigi. Siccome il diavolo fa le pentole, ma difficilmente i coperchi, la Jackson racconta che gli intercettatori di segnali radio non lavorano i weekend e che dunque sabato e domenica le trasmissioni di SW Radio Africa possono essere regolarmente ricevute.

Gary Marx, corrispondente americano del quotidiano ‘Chicago Tribune’ e César Gonzáles-Calero, corrispondente spagnolo del giornale messicano ‘El Universal’, hanno visto ritirare il loro accredito e dovranno lasciare l’isola. Inoltre, il corrispondente della BBC,  Stephen Gibbs, ha visto rifiutarsi il visto di entrata. Corrispondente a Cuba dal 2002, Gary Marx ha visto ritirare il suo accredito con la motivazione che i suoi articoli sono stati giudicati «troppo negativi». Le autorità gli hanno fatto sapere che da troppo tempo dimorava sull’isola e gli hanno concesso 90 giorni prima di dover lasciare Cuba con la sua famiglia. Marx era uno dei pochi corrispondenti americani a vivere a L’Avana. Gonzáles-Calero, che viveva a Cuba dall’aprile 2003, ha visto ritirare l’accredito con la motivazione che il suo modo di analizzare la situazione cubana non era più gradita dal governo.
(Fonte: Reporters sans frontières)