E’ il Vietnam “la prossima Cina”?
La Intel Corporation, primo produttore mondiale di microchip per i computer, ha annunciato un piano d’investimento di 1 miliardo di dollari per un nuovo impianto in Vietnam.
Tale piano è in linea con l’opinione comune di banche d’investimento secondo cui aumenterà il flusso di denaro nel Vietnam.
Brian Krzanich, vice presidente della Intel, venerdì scorso ha affermato che l’impianto, completato nel 2009,  occuperà fino a 46.000 metri quadri e darà lavoro fino a 4.000 persone. Tale impianto sarà localizzato in una zona industriale alla periferia di Ho Chi Minh.
L’Intel, il cui quartiere generale è situato in California, avevo annunciato il piano a Febbraio, consistente inizialmente però in un investimento di soli 300 milioni di dollari.
L’annuncio della Intel cade nella stessa settimana in cui la World Trade Organization ha votato per l’accettazione del Vietnam a diventarne membro, e una settimana prima che Hanoi sia stata scelta per ospitare l’Asia Pacific Economic Cooperation Summit.

Il video che riprende due poliziotti di Los Angeles mentre qualche giorno fa picchiano con ferocia un ragazzo di colore, William Cardenas, che secondo quanto asseriscono i poliziotti in questione sarebbe membro di una gang criminale:
www.ifilm.com/video/2796386

Articolo pubblicato anche in: La Mia Notizia – Citizen Journalism in Italy

La Cina ha provato un cannone laser antisatellite contro un satellite spia statunitense, anche se senza provocare danni, perché si trattava solo di un esperimento. Tuttavia il Pentagono è convinto che tra qualche anno Pechino sarà in grado di attaccare i satelliti americani in orbita utilizzando armi antisatellite (Asat) di vario tipo, inclusi laser basati a terra.
La scoperta è stata effettuata dai «controllori» dei satelliti supersegreti statunitensi che siedono nei centri di controllo dell’Nro, il National reconnaissance office. Inizialmente si pensava si trattasse solo di una anomalia di funzionamento temporanea, può capitare, poi si è capito che stranamente la perdita di capacità si verificava quando i satelliti passavano sulla Cina. Analizzando i dati si è scoperto che i cinesi hanno condotto esperimenti sparando raggi laser a bassa potenza in più occasioni e nel corso di alcuni anni. Si è anche riusciti a determinare la posizione del sito dove si trova il cannone.
Un cannone laser non è in grado di distruggere o «friggere» uno di questi enormi satelliti, ma potrebbe degradarne le capacità in modo più o permanente.
Gli Stati Uniti hanno condotto a loro volta programmi di ricerca su armi laser anti-satellite e nel 1997 hanno colpito uno dei loro satelliti a una quota di oltre 400 chilometri per verificare le capacità offensive e la possibilità di sviluppare opportune contromisure.
La Russia dal canto suo aveva realizzato al culmine della guerra fredda armi laser antisatellite ed è possibile che una parte di questa tecnologia sia stata trasferita a Pechino.
A essere esposti sono i satelliti spia ottici della serie «Keyhole» in orbita bassa e forse anche i «Lacrosse» dotati di sensori radar.
Dato che la macchina militare statunitense fa sempre più affidamento sui satelliti da osservazione non solo a fini di intelligence strategica, ma anche per condurre operazioni militari, sono state varate diverse iniziative per assicurare la sopravvivenza dei satelliti spia in caso di attacco. Gli Usa in particolare stanno mettendo a punto sensori satellitari sempre più sofisticati e in grado si sopportare attacchi con raggi di luce concentrati subendo solo un accecamento parziale e temporaneo.
E la guerra per il dominio dello spazio continua.

Fonte: www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=132645

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Questa clip tratta dal documentario “Why we fight” della BBC (televisione inglese) racconta di come il PNAC (Project for a New American Centrury) creò menzogne e fantasie dopo l’11 Settembre per giustificare i piani (pre 11/9) d’invasione di Afghanistan e Irak.